di Redazione

L’Italia conta un vero e proprio esercito di circa 230mila agenti di commercio che rappresentano una delle più importanti categorie professionali del nostro paese.

Gli agenti di commercio ricoprono un ruolo strategico nello sviluppo delle piccole e medie imprese, che costituiscono il tessuto imprenditoriale nell’economia italiana e contribuiscono per circa il 70% al PIL nazionale.
Ma, esattamente, cosa vuol dire oggi essere agente di commercio?
Sapere a priori il carico fiscale che incomberà sulle proprie teste, permette di fare le dovute valutazioni per evitare, future, spiacevoli sorprese. Di seguito, andremo ad analizzare la figura dell’agente di commercio, quali sono i contributi e le imposte che deve versare e l’eventuale possibilità di sottostare a regimi fiscali agevolati.
La legge definisce l’agente di commercio, all’art. 1742 c.c., come una figura che assume stabilmente l’incarico di promuovere, per un preponente, verso una somma corrispettiva (la c.d. provvigione), la conclusione di contratti in una zona determinata.
Un agente di commercio sottoscrive con l’azienda committente un contratto, cosiddetto, d’agenzia, che lo può vincolare ad una precisa area geografica e categoria di prodotti. L’art. 1743 c.c. stabilisce che il preponente non può avvalersi di più agenti di commercio operanti nella stessa zona e per lo stesso tipo di attività, allo stesso modo l’agente non può prendere accordi con aziende concorrenti operanti nella medesima area geografia e ramo di attività.
È importante non accettare un contratto d’agenzia che non preveda esclusività di zona. Si tratta di una delle tante clausole vessatorie che affronteremo man mano.
Ma cosa comporta per l’agente? due conseguenze: l’agente non percepirà provvigioni su affari non direttamente promossi da lui, sull’area; dall’altro, egli non potrà liberamente scegliere i clienti da approcciare, rischiando così di disattendere il rapporto con gli stessi e le loro aspettative.
In Italia, gli agenti di commercio possono essere suddivisi in due precise categorie:
• agenti monomandatari: sottoscrivono un contratto di agenzia con una sola azienda. Normalmente ricevono una zona geografica ben precisa in cui operare e contribuiscono in maniera determinante ad ampliare la rete territoriale di vendita della ditta committente. Anche se sono lavoratori autonomi, la loro figura professionale si avvicina molto a quella di un dipendente;
• agenti plurimandatari: hanno la facoltà di promuovere contemporaneamente più aziende in diverse aree geografiche e anche con prodotti differenti. Sono figure professionali equiparabili a veri e propri imprenditori conservando piena autonomia decisionale, non essendo soggetti a nessun genere di vincolo se non quelli contrattuali stipulati con le varie aziende.

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«Decisamente dalla parte degli agenti»

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One thought to “Cosa vuol dire essere agente di commercio in Italia?”

  • Letteria

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