di Redazione

Nel triennio che si è appena concluso, 3 milioni di partite Iva hanno alzato bandiera bianca, mentre negli ultimi dieci anni il loro reddito medio è calato di 7 mila euro.

Al momento i lavoratori autonomi in Italia sono quasi 5 milioni e mezzo, cioè oltre il 23% degli occupati. Il loro numero totale è in drastico calo rispetto al 2016, quando invece l’esercito delle partite Iva si aggirava intorno alle 8,6 milioni di unità.
Negli ultimi dieci anni hanno chiuso oltre 257 mila imprese attive ed in media 1 milione di autonomi in meno ogni anno.
Il dossier mette tutto nero su bianco e fotografa una situazione non certo rosea. Stando a quanto riportato dal rapporto, il 25% delle partite Iva vive al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat. «Con un fatturato di 45 mila euro, pagando tutte le imposte, resta un guadagno netto di 17 mila euro senza permessi o ferie pagate e senza il diritto ad ammalarsi, solo il 25% riesce a tenere aperta la Partita Iva fino all’età pensionabile», aggiunge Federcontribuenti. Per gli altri, il rischio concreto è quello di vedere sfumare i contributi Inail ed Enasarco già versati.
Il fisco non fa sconti a nessuno ma, numeri alla mano, sta letteralmente strangolando gli autonomi. Secondo altre stime di Federcontribuenti, chi è in possesso di una partita Iva ogni anno subisce 100 controlli da 15 diversi Enti, il 25% di essi si traduce in un verbale.
L’associazione a tutela dei contribuenti parla senza mezzi termini di “terrorismo psicologico” perché la pressione del fisco sul popolo delle partite Iva è altissima, mentre le garanzie sono praticamente assenti. «Ecco cosa subisce un lavoratore autonomo che passa le notti in bianco nel vano tentativo di far quadrare i conti e magari anche mantenersi una famiglia», fa infine notare il rapporto.

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«Decisamente dalla parte degli agenti»

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