di Valter Ribichesu

Il termine “incertezza” si riferisce ad una condizione sociale a cui tutti noi oggi siamo chiamati a rispondere. È una cosiddetta “parola calda”, vale a dire quel genere di parole che riferite ad uno specifico sistema valoriale, producono stimoli emozionali a livello inconscio ed automatico nel nostro cervello. Nel cosiddetto mondo moderno, questa parola si veste di un significato profondo, importante ed evocativo, condizione che è diventata ancora più presente in questa fase particolare della nostra storia legata al diffondersi del covid-19.

Diventa quindi molto importante a mio avviso, capire bene di che cosa si parla quando si parla di “incertezza”, perché si tratta di qualcosa che va ben oltre la semplice mancanza di certezze. Essa racchiude in sé infatti, tre particolari e differenti forme di omissione di sicurezza.

La prima riguarda il suo contrario, vale a dire la “certezza”. 

Il senso di impotenza che alcune persone vivono di fronte alle difficoltà, nasce sovente dall’incapacità di quest’ultime di distinguere ciò che può essere ritenuto, giusto, corretto, educato e onesto da ciò che invece non lo è o, per meglio dire, non può essere ritenuto tale, agendo quindi sulla base della convinzione che non esistano verità assolute. Questo impedisce di arrivare ad una definizione definitiva di cosa sarebbe corretto, utile e vantaggioso dando origine ad un crescente senso di impotenza di fronte alla necessità di fare delle scelte o di prendere delle decisioni (o anche appunto stabilire cosa è giusto e cosa non lo è). Qualunque sia la scelta fatta, non potrà mai essere la scelta migliore ma sempre e soltanto l’unico compromesso possibile. Condizione che si auto alimenta, in quanto una volta deciso quale sia la strada da percorrere, si escludono tutte le altre, impedendoci di sapere se esse potessero essere migliori di quella su cui si è deciso di camminare. Diventa quindi estremamente complesso focalizzarsi sulle condizioni che hanno dato origine ad un problema e lavorare per individuare le possibili soluzioni.

L’altra forma di omissione di sicurezza è la “sicurezza” stessa.

L’ambiente in cui viviamo è di fatto insicuro per definizione. Più si accumula esperienza, più ci si rende conto di quanto le mura del nostro castello virtuale siano estremamente inadatte a fronteggiare le aggressioni. Ecco quindi che il naturale ed istintivo spirito di autoconservazione entra in gioco per proteggerci. Nella nostra società, la mancanza di sicurezza è in particolar modo legata….
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«Decisamente dalla parte degli agenti»

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